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San Domenico Palace Taormina, A Four Seasons Hotel: il fascino assoluto di una leggenda

Un soggiorno in una delle insegne più scenografiche e simboliche dell’ospitalità italiana, tra il silenzio aristocratico dell’ex convento, una terrazza privata con piscina da togliere il respiro, l’eleganza accogliente di Rosso e la cucina di statura assoluta di Massimo Mantarro, protagonista di una memorabile degustazione Château Palmer.

Ci sono alberghi che accolgono. E poi ci sono alberghi che mettono in scena un luogo, ne raccolgono il passato, lo lucidano con intelligenza e lo restituiscono al presente con grazia, rigore e potenza evocativa. Il San Domenico Palace, Taormina, A Four Seasons Hotel appartiene senza esitazioni alla seconda categoria. Arroccato sopra il Mar Ionio, rinato da un antico convento domenicano e da una storica ala Liberty, oggi è una delle grandi icone dell’hôtellerie mediterranea: 111 camere e suite, giardini, terrazze, piscina a sfioro e una presenza scenica che, da sola, basterebbe a giustificare il viaggio.

Ma il punto, qui, non è soltanto la bellezza. Il punto è il modo in cui questa bellezza viene amministrata. Con misura. Con ritmo. Con il senso, raro, di chi sa che il lusso vero non ha bisogno di spiegarsi troppo.

Durante il mio soggiorno ho avuto il privilegio di essere ospitato in una sistemazione di rara piacevolezza, impreziosita da una terrazza esterna semplicemente magnifica, tra le più belle dell’hotel, completata da una piscina privata che trasformava ogni rientro in camera in un momento di sospensione assoluta. Qui Taormina non si guarda soltanto: si domina, la si respira, la si lascia entrare con lentezza. Il mare, la luce, il silenzio, il profilo del promontorio: tutto concorre a costruire quella sensazione sempre più difficile da trovare, cioè il privilegio di sentirsi davvero altrove.

Team F&B:  Principe Cerami

Fabio Piricò

Food & Beverage Director

Massimo Mantarro

Exececutive Chef

Vincenzo Abagnale

Executive Pastry Chef

Ciro Sciarrino

Junior Sous Chef Principe Cerami

Alessandro Malfitana

Head Sommelier

Matteo Casati

Assistant restaurant manager Principe Cerami

Gaetano Impellizzeri

Supervisor Principe Cerami

Team Ristorante Rosso

Elisa Fric

Restaurant Manager

Andre Sorbello

Ass. restaurant manager

Stefania Simioni

Ass. restaurant manager Breakfast

Welcome Gift.

La CLAMOROSA terrazza sul mare della nostra Suite.

E poi c’è il capitale umano, che negli alberghi di questo livello fa la differenza tra una bella struttura e un indirizzo davvero memorabile. Grande menzione, in questo senso, per Imelda Shllaku, General Manager della proprietà, presenza autentica, elegante, partecipe. Averla accanto nei momenti di tavola, nei pranzi e nelle cene, ha restituito con chiarezza il tono della casa: attenzione sincera, controllo dei dettagli, disponibilità non formale ma vissuta. Un’ospitalità alta, mai rigida, che conosce il valore della relazione.

E dopo il Check-in. procediamo per il nostro lunch di Benvenuto al Ristorante Rosso.

All’interno del San Domenico Palace, Rosso interpreta il versante più accessibile e conviviale dell’offerta gastronomica, ma sarebbe un errore archiviarlo come semplice “ristorante d’hotel”. La posizione, con vista sull’Etna e sulla baia di Taormina, fa già metà del lavoro; l’altra metà la fa una cucina italiana letta con senso della stagionalità, buona mano, eleganza contemporanea e una rassicurante volontà di piacere senza cadere nella banalità. La carta parla chiaro: burrata campana, vitello tonnato, baccalà al vapore, Carnaroli “Riserva Gallo”, guancia di manzo al Marsala, costoletta alla milanese. Piatti riconoscibili, ma inseriti in un contesto che li nobilita e li rimette in asse.

Rosso, in sostanza, svolge perfettamente il compito più difficile: essere trasversale senza perdere identità. È il luogo in cui la grande hotellerie incontra una tavola più rilassata, ma con lo stesso standard di paesaggio, materia prima e servizio che qui non viene mai abbassato.

Sequenza piatti del nostro Lunch in terrazza.

Procediamo in direzione Pool & SPA

La Botanica Spa del San Domenico Palace, Taormina, A Four Seasons Hotel, è il rifugio benessere più raccolto e contemplativo della proprietà: inaugurata nella sua nuova veste nel 2024, dispone di 5 cabine trattamenti, una piscina coperta riscaldata con hot tub, oltre a sauna e bagno turco separati per donna e uomo. Ispirata ai giardini officinali dell’antico convento, propone rituali dal forte richiamo siciliano, dal signature San Domenico Palace ai percorsi Etna, Taormina e Naxos, fino ai trattamenti viso avanzati come il Botanica Signature Facial con Gua Sha e cryotherapy. Aperta ogni giorno dalle 9:00 alle 20:00, accoglie sia gli ospiti dell’hotel sia gli esterni, esclusivamente su prenotazione.

Momento Aperitivo

Al San Domenico Palace, Taormina, A Four Seasons Hotel, il classico Milano Torino si concede un raffinato cambio di passo e diventa Taormina Torino: un twist di impronta siciliana realizzato dal capo barman, con l’inserimento del liquore Paesano di Niscemi, firma territoriale che aggiunge identità, carattere e un timbro aromatico tutto isolano.
Un piccolo gesto di mixology, ma con dentro paesaggio, memoria e stile.

Il marchio Paesano ha sede a Niscemi con l’Amaro al Carciofo di Niscemi; al San Domenico Palace il Bar Manager ufficiale è Juri Romano.

Sophie Guichard – Bartender

Principe Cerami: il tavolo che conta

Poi c’è Principe Cerami, il tavolo che al San Domenico concentra la tensione gastronomica più alta. Oggi è il ristorante stellato della casa, con la cucina di Massimo Mantarro e una cantina di oltre 1.000 etichette affidata alla regia del sommelier Alessandro Malfitana. Ma al di là dei riconoscimenti, ciò che colpisce davvero è la continuità di pensiero: una cucina che resta saldamente siciliana senza provincialismi, tecnica senza freddezza, nitida ma mai arida, contemporanea senza perdere sangue.

La filosofia dichiarata dallo chef parla di “ritorno all’essenziale”, di stagionalità, territorialità e ricerca della materia prima eccellente. Ed è una dichiarazione che trova coerenza nei piatti, non resta confinata nelle parole di un manifesto.

La degustazione Château Palmer: un percorso costruito con intelligenza e profondità

L’occasione speciale del soggiorno è stata la degustazione Château Palmer, costruita come un vero dialogo tra cucina e vino, non come un semplice esercizio di abbinamento. Già dagli assaggi iniziali si capiva la direzione: tacos croccante di mais e ceci con tartare di manzo, maionese di soia e acetosella; cestinetto allo zafferano con spuma di tuorlo e Ragusano e tartufo nero; biscotto alla nocciola con paté di robiola di capra girgentana e gel al frutto della passione. A seguire, pane con farina di russello a lievitazione naturale di 24 ore, grissini alla pizzaiola, burro Bordier: dettagli che nei grandi tavoli non sono comparse, ma primi segnali di rigore.

Ad accompagnare il percorso, una progressione enologica di livello, con Salina Bianco Piano della Croce 2024 di Caravaglio, Alter Ego de Château Palmer 2017, Château Palmer 2019, Château Palmer 2017 e chiusura su Malvasia delle Lipari Passita 2024. Qui il vino non faceva arredamento: scandiva, sosteneva, rilanciava.

Ringraziamo per la disponibilità: Thomas Duroux Amministratore Delegato, Château Palmer, Antonino Caravaglio CEO, Azienda Agricola Caravaglio, Alessandro Sarzi Amadé — Amministratore Delegato, Sarzi Amadé_Grandi Vini e Distillati dal 1966, Rocco Stefano Pugliese Agente per Sarzi Amadé.

Il menù che gran classe nella presentazione!

Pane con farina Russello a lievitazione naturale di 24 ore, grissini alla pizzaiola con pomodori secchi e origano, burro demi sel della maison Bordier in Bretagna.

La Selezione di Olio del Principe Cerami.

PIANO DELLA CROCE 2024 – CARAVAGLIO
Bianco di isola, di vento e di sostanza. Al naso si muove tra agrumi maturi, scorza viva, foglia di cedro e richiami netti di macchia mediterranea; in bocca ha passo teso, materia fine, sale e una chiusura minerale lunga, precisa, profondamente territoriale. Un’apertura di tavola non ornamentale, ma identitaria e di razza.

L’amuse-bouche giocava su una crema di piselli, piselli freschi appena saltati, fonduta di blu della Lessinia, chips croccante di Ragusano, polveri ricavate dagli scarti di piselli e pomodoro. Un piccolo manifesto tecnico, già capace di dire molto: sapore, recupero, misura, tensione.

L’antipasto di quaglia è stato uno dei passaggi più convincenti del percorso. Nel menu appare con cavolo rosso, verza e arachidi; nella lettura al piatto, la materia si allarga, si approfondisce, prende spessore: cottura in carcassa con burro di Normandia, terrina di cavolo viola, crema di arachide salato caramellato, crema di verza, chips di verza disidratata, fondo di quaglia aromatico al rosmarino, aceto di riso e lamponi. Un piatto che non cerca la carezza, ma la precisione.

ALTER EGO DE CHATEAU PALMER 2017
Il volto più beverino, seducente e immediatamente leggibile della maison Palmer. Nel calice esprime rotondità, setosità e una trama aromatica elegante, dove il frutto resta vivo ma sempre sorvegliato da una finezza tutta margalese; il sorso è generoso, vellutato, già godibile, ma con una classe che non scade mai nella compiacenza. Un Bordeaux di charme, ma con educazione aristocratica.

Poi il raviolo, apparentemente più raccolto, in realtà tra i momenti più identitari della serata: pasta fresca quasi tutta tuorlo, farcia di brasato di pollo, frattaglie lavorate con Marsala Vergine Riserva 2009, ricotta di pecora leggermente asciugata e tuma persa, quindi ragù di frattaglie e fondo di pollo leggero a completare. Qui Mantarro dimostra ciò che i cuochi veri sanno fare: prendere il quinto quarto, la memoria, il gusto pieno, e trasformarli in alta cucina senza sterilizzarli.

CHATEAU PALMER 2019
Un Palmer di annata grande, piena, solarmente autorevole. Alla ricchezza del millesimo unisce però quella riserva, quella lucidità e quella distinzione che fanno i vini veri: potenza, profondità, tessitura nobile e una purezza aromatica di rara chiarezza. È un rosso che non cerca l’effetto, ma il rango.

Con il maialino nero si sale ancora in struttura: pancetta di Nero dei Nebrodi allevato allo stato brado, lunga cottura, rosolatura finale, glassatura con il suo fondo, confettura di limone Interdonato Messina IGP, crema di cime di rapa, mela annurca marinata. A parte, quasi in doppio servizio, una chips con paté di maiale, limone e mela cruda. Un piatto pieno, aristocratico, territoriale, ma alleggerito da una regia acida molto ben calibrata.

CHATEAU PALMER 2017
Più classico, più cesellato, quasi più “Palmer” nel senso più nobile del termine. Precisione, equilibrio, tannino vellutato e profondità aromatica si rincorrono in un sorso senza eccessi, composto, signorile, di magnifico avvenire. Un vino che non alza mai la voce, ma resta in bocca e nella memoria con straordinaria autorevolezza.

MALVASIA DELLE LIPARI PASSITO 2024 – CARAVAGLIO
Un passito che sa essere generoso senza diventare mai stucchevole. Fico secco, dattero, albicocca, erbe officinali, eucalipto e zenzero disegnano un profilo ampio, mediterraneo, luminoso; al palato la dolcezza è ben accompagnata da una freschezza elegante che gli conserva slancio, misura e profondità. Chiusura di grande civiltà isolana.

In chiusura, Bronte-Tokio: pistacchio, limone e caffè nella traccia menu; al tavolo, un dessert più articolato, con crema al pistacchio di Bronte, sorbetto al limone e fiori di osmanthus, ganache salata al miso giallo e salsa di soia, marmellata di limone e spuma al caffè. Un finale intelligente, non prevedibile, che evita il cliché del dessert “piacione” e preferisce tenere il palato sveglio fino all’ultimo.

Coccole Finali:

Caramella mou alla vaniglia di Tahiti da mangiare senza scartare, Cha no ka biscottino al the matcha con farcia di cioccolato bianco tipico di Kyoto, Girella zenzero e limone composta da paté de fruit al limone e zenzero e marshmallow.

Momento “defaticante” … Caffè e tisane.

Lavazza Tierra Brasile (Minas Gerais , Zona Lambari) Progetto Sostenibile Lavazza, blend di Arabica e Robusta.

Massimo Mantarro è, da anni, uno dei nomi più importanti del panorama siciliano e nazionale. La sua forza sta in una qualità sempre più rara: non ha bisogno di effetti speciali per imprimersi. Non insegue la moda, non rincorre l’idea da social, non si rifugia nel manierismo di chi vuole sembrare contemporaneo a tutti i costi. Lavora invece su gusto, identità, tecnica, riconoscibilità.

E proprio per questo, a mio avviso, Principe Cerami è un tavolo che merita di tornare con pieno diritto nel territorio delle due stelle. Non per nostalgia. Non per curriculum. Ma per statura effettiva della cucina, per maturità del pensiero, per profondità di gusto e per coerenza complessiva dell’esperienza.

Breakfast con lo Chef 

Esperienza Art Concierge: il privilegio più colto del San Domenico Palace

Tra le esperienze più raffinate e meno scontate offerte dal San Domenico Palace, Taormina, A Four Seasons Hotel, merita una menzione speciale il percorso “Art Concierge: an Intimate Tour of the San Domenico Palace”, una visita guidata pensata per accompagnare gli ospiti dentro l’anima più colta, stratificata e silenziosa della proprietà. Non un semplice giro dell’hotel, ma una vera immersione nel patrimonio artistico e culturale dell’antico convento domenicano che oggi ospita una delle insegne più affascinanti dell’hôtellerie mediterranea.

È un’esperienza che restituisce profondità al soggiorno, perché consente di leggere il San Domenico non soltanto come indirizzo di lusso, ma come luogo di memoria, architettura e racconto. La visita si snoda tra chiostri, corridoi, opere, dettagli restaurati, stratificazioni storiche e scorci che aiutano a comprendere il rango autentico di questa dimora: un ex convento domenicano con origini medievali, poi trasformato in hotel di grande prestigio sul finire dell’Ottocento, senza mai perdere il peso della propria identità originaria.

La bellezza di questa esperienza sta proprio nel suo passo: non spettacolarizza, non semplifica, non banalizza. Al contrario, accompagna l’ospite in un itinerario misurato e colto, che mette in dialogo arte, spiritualità, paesaggio e storia dell’ospitalità, permettendo di cogliere il San Domenico Palace nella sua forma più completa. Non solo hotel, dunque, ma vero “luogo”, con un’anima che si lascia scoprire lentamente.

Per chi ama gli alberghi non soltanto per ciò che offrono, ma per ciò che custodiscono, l’Art Concierge è uno di quei dettagli che fanno davvero la differenza. Un privilegio discreto, intelligente, perfettamente coerente con il profilo di una casa che ha saputo trasformare il proprio passato in valore contemporaneo.

Un grande grazie alla nostra Guida Margaret Raneri.

Lunch @ Rosso (sala interna)

Sequenza Piatti:

La Colazione in camera.

Il San Domenico Palace Taormina, A Four Seasons Hotel non è soltanto uno dei grandi alberghi italiani da provare almeno una volta. È un luogo che tiene insieme storia, paesaggio, servizio e ristorazione con quella scioltezza che appartiene solo alle vere icone. Il soggiorno, la terrazza privata con piscina, la regia elegante di Imelda Shllaku, il volto più conviviale di Rosso e il livello gastronomico di Principe Cerami hanno composto un’esperienza completa, di quelle che lasciano una traccia netta.

Qui il lusso non è un esercizio estetico. È sostanza ben amministrata.
Ed è esattamente il motivo per cui, quando tutto funziona così, Taormina torna a sembrare non soltanto bellissima, ma inevitabile.

San Domenico Palace, Taormina, A Four Seasons Hotel
Piazza San Domenico 5, Taormina
General Manager: Imelda Shllaku
Executive Chef: Massimo Mantarro
Ristoranti e outlet: Principe Cerami, Rosso, Anciovi, Bar & Chiostro
Plus: storia monumentale, terrazze panoramiche, giardini, piscina a sfioro, Botanica Spa, vista su mare ed Etna