
La Ghiacciaia Ristorante, a Covolo di Pederobba in provincia di Treviso, è uno di quegli indirizzi che costruiscono la propria identità non soltanto attraverso il piatto, ma anche grazie a un contesto scenografico fuori dal comune. Tra una grotta d’accesso, i filari di glera e un raffinato giardino d’inverno che incornicia la cucina a vista, il locale sviluppa una proposta che si sintetizza in quattro parole: mare, natura, tradizione e ricerca. Una dichiarazione d’intenti chiara, che accompagna una cucina prevalentemente ittica e un’esperienza pensata per lasciare il segno anche sul piano dell’atmosfera.
Dove si trova La Ghiacciaia a Pederobba
La Ghiacciaia Ristorante si trova a Covolo di Pederobba, in provincia di Treviso, in Via Montello 27/D, a circa 30 chilometri dal capoluogo. La posizione è uno degli elementi che ne definiscono immediatamente il fascino: siamo in un contesto appartato, circondato dal verde e dai filari, in una zona che dialoga naturalmente con il paesaggio del Prosecco e con la dimensione più autentica della campagna trevigiana. Non è il classico indirizzo di passaggio, ma una destinazione da raggiungere con l’idea precisa di vivere un’esperienza costruita anche attorno al luogo.
La location tra vigneti, grotta e giardino d’inverno
Il vero colpo di scena, qui, è la location. La Ghiacciaia nasce infatti dal recupero di un sito dal forte valore storico e scenografico: una struttura secentesca legata all’antica Villa Pola Neville, poi utilizzata anche come deposito in epoca bellica e successivamente riportata alla luce attraverso un importante intervento di rigenerazione. Oggi il percorso d’accesso attraversa una suggestiva grotta nella roccia e accompagna verso ambienti dal design contemporaneo, dove cemento, vetro, acciaio, argilla e pietra locale dialogano con equilibrio. Il cuore del progetto è il giardino d’inverno interrato, che illumina la cucina a vista e restituisce al ristorante una personalità immediatamente riconoscibile. Più che semplice cornice, qui l’architettura è parte integrante dell’esperienza.
La filosofia di cucina tra mare, natura, tradizione e ricerca
La Ghiacciaia sintetizza la propria identità gastronomica in quattro parole: mare, natura, tradizione e ricerca. Ed è una chiave di lettura utile anche per comprendere il menu. Il mare è centrale nella proposta, con una cucina che parte dal pescato e dalla materia prima ittica; la natura entra in scena nel racconto del contesto e nella dimensione agricola del luogo, tra orto, animali da cortile e vigne; la tradizione richiama il ritmo delle stagioni e del mercato; la ricerca, infine, è il passaggio che spinge la cucina oltre la mera ripetizione, attraverso tecnica, studio e costruzione del gusto. È una filosofia chiara, che prova a tenere insieme radicamento territoriale e ambizione contemporanea.
Di seguito la bella squadra al completo:
– direttore e titolare ristorante: Mauro Teso
-maître e sommelier: Andrea Favero
-chef de rang: Amedeo Bisol, Gabriele Innocente, Ibrahima Drame
-head chef: Fatos Tahiri
-sous chef e primi piatti: Vincenzo Del Vecchio
-antipasti: Tobia Feltrin/Elisa Barbisan
-commis primi piatti: Alessandro Gobbo
-secondi piatti: Nicholas Faiola
-commis secondi piatti: Nicolò Feltrin
-pastry chef: Kaoutar Zinelabidine
AMUSE BOUCHE
-gnocco fritto alle alghe, maionese affumicata, prosciutto di pesce spada
-tacos al pomodoro, battuta di fassona Piemontese, crema di tuorlo d’uovo marinato
-finta lisca di pesce con dentice mantecato e cappero di Pantelleria dissalato
Pane Danubio agli agrumi
Arancia e limone
Forse il più sorprendente del paniere, per originalità e garbo aromatico. Il formato Danubio invita già di per sé al gesto conviviale, mentre gli agrumi — arancia e limone — donano alla mollica una fragranza luminosa, elegante, quasi solare. Il risultato è un pane che riesce a essere insieme soffice, profumato e distintivo, con una personalità che resta impressa.
Ballabio – Farfalla Extra Brut Noir Collection n.13
Uno spumante di carattere, capace di accompagnare il tonno con slancio e personalità. Il perlage è fine, il profilo olfattivo elegante, giocato su richiami di agrume, crosta di pane e leggere sfumature tostate, mentre il sorso si muove teso, asciutto, con una bolla affilata che sgrassa e rilancia. Un abbinamento centrato, che accompagna la materia cruda senza invaderla, valorizzandone anzi la purezza.
In sala e in cantina, il lavoro di Andrea Favero, maître e sommelier, aggiunge misura, ritmo e sensibilità all’esperienza: una regia discreta ma sempre presente, capace di accompagnare il percorso con competenza, eleganza e quel garbo autentico che distingue il servizio quando è davvero di livello.
LIEVITATI
-burro di malga montato al sale Maldon e Kefir
-grissini all’olio stirati a mano
-focaccia Pugliese con patate e olive Taggiasche
-pane Danubio agli agrumi (arancia e limone)
-pane con lievito madre, farina di tipo 1, farro e segale del maestro panificatore Antonio Follador
Tris di tonno rosso Ikejime
Tartare, sashimi e ventresca con maionese al katsuobushi
Un ingresso costruito attorno alla nobiltà del tonno rosso lavorato in tre espressioni che ne raccontano consistenze e sfumature differenti. La tartare gioca sulla morbidezza e sulla dolcezza intrinseca della materia, il sashimi esalta pulizia e verticalità gustativa, mentre la ventresca porta in dote quella suadenza grassa e avvolgente che allunga il sorso e il piacere. La maionese al katsuobushi aggiunge un tocco sapido, quasi carezzevolmente umami, che firma il piatto con misura e intelligenza.
Scampo marinato
Zuppetta di cocco, polvere di limone nero, olio ai crostacei
Piatto di immediata fascinazione, nel quale la dolcezza aristocratica dello scampo trova un contrappunto esotico e misurato nella zuppetta di cocco dalle suggestioni thai. Lemongrass, coriandolo e zenzero costruiscono un profilo aromatico sfaccettato ma mai eccessivo, mentre la polvere di limone nero introduce una vibrazione agrumata e leggermente ossidata di grande interesse. L’olio ai crostacei, ottenuto dalle lavorazioni della cucina, aggiunge profondità e memoria marina, completando un assaggio di rara seduzione.
Emrich Schönleber – Monzinger Riesling Kabinett 2023
Un Riesling che incanta per precisione e dinamismo. Al naso si apre con richiami di agrumi, frutta bianca e tocchi floreali, mentre il sorso si distende con quella leggerezza solo apparente che i grandi Kabinett sanno esprimere: slanciato, vibrante, salino, con una dolcezza appena accennata che accarezza senza mai appesantire. Sullo scampo e sulla capasanta lavora splendidamente di contrasto e di rifinitura, donando ritmo e allungo all’abbinamento.
Capasanta dorata
Cavolfiore, salsa di barbe di capasanta e bergamotto, maionese di nocciole tostate
Qui il gioco si fa più vellutato e stratificato. La capasanta, appena dorata, conserva intatta la sua succulenza e si appoggia sulla dolcezza garbata del cavolfiore, lavorato tra crema ed elementi più asciutti. La salsa di barbe di capasanta e bergamotto introduce spessore iodato e una luminosità agrumata che alleggerisce il boccone, mentre la maionese di nocciole tostate accompagna con una rotondità elegante, quasi autunnale. Un piatto di grande equilibrio, dove comfort e finezza si tengono per mano.
Risotto alla zucca violina
Riso Acquerello, salsa al brandy, gambero rosso di Mazara del Vallo, tartufo nero, emulsione di semi di zucca
Un risotto di grande ampiezza gustativa, che gioca su registri morbidi, cremosi e profondamente avvolgenti. La zucca violina regala dolcezza e rotondità, subito riequilibrate dalla nobiltà iodata del gambero rosso di Mazara e dalla profondità della salsa ottenuta dalle sue teste, lavorata al brandy. Il tartufo nero porta un respiro più scuro e terroso, mentre l’emulsione ai semi di zucca inserisce una piacevole traccia tostata. Un piatto ricco, sontuoso, ma condotto con mano ferma e sensibilità contemporanea.
Mark Haisma – Mâcon-Villages Blanc 2023
Uno Chardonnay “borgognone” di bella misura, capace di muoversi con discrezione e classe tra cremosità e freschezza. Il sorso è lineare, pulito, con un frutto nitido e una tessitura agile che sostiene i primi piatti senza sovrastarli. Sul risotto accompagna la parte più cremosa e avvolgente, mentre sui ravioli sa alleggerire e pulire, offrendo un contrappunto elegante e ben calibrato.
Ravioli di polpo e patate
Sugo alla Luciana, salmoriglio al limone e prezzemolo
Un primo che parla italiano con accento mediterraneo e gusto pieno. Il ripieno di polpo alla Luciana e patate del Montello lavora su una confortante morbidezza, mentre la spuma di patate al forno costruisce un fondo soffice e accogliente. I ravioli, glassati con il loro sugo, acquistano profondità e succosità, mentre il carpaccio di polpo e la maionese al salmoriglio introducono freschezza, agrume e una nota erbacea capace di tenere il piatto in perfetto equilibrio. La foglia di cappero chiude con un guizzo sapido e aromatico particolarmente riuscito.
Rombo chiodato confit
Farcia al rombo, consistenze di pastinaca, olandese allo zafferano
Piatto di grande compostezza e raffinatezza, nel quale la tecnica lavora al servizio della materia. Il rombo, cotto confit, mantiene una succulenza rara e una texture setosa, mentre la farcia inserita tra i filetti ne amplifica il carattere senza appesantirlo. La pastinaca, proposta in più consistenze, accompagna con una dolcezza terrosa e gentile, sulla quale interviene con precisione l’olandese allo zafferano: luminosa, profumata, capace di dare slancio e di ripulire il finale. Un secondo di notevole eleganza, giocato tutto sulla sottrazione e sulla precisione.
François Chidaine – Les Bournais 2022, Chenin Blanc
Un Chenin Blanc di razza, teso, minerale, di grande compostezza espressiva. Il naso si apre progressivamente, tra frutto bianco, accenni di erbe fini e una sensazione quasi gessosa, mentre il sorso colpisce per energia, profondità e capacità di tenere il centro del palato sempre vivo. Sul rombo l’intesa è di quelle convincenti: il vino accompagna, alleggerisce, rilancia, offrendo all’assaggio una pulizia e una verticalità davvero esemplari.
Litchi, fiori di ibisco, pompelmo
Sorbetto al litchi, gel ai fiori di ibisco, coulis di pompelmo e lamponi
Un predessert brillante e ben costruito, pensato per segnare con leggerezza il passaggio dal salato al dolce. Il litchi porta una dolcezza fresca e profumata, l’ibisco aggiunge una traccia floreale e lievemente tannica, mentre pompelmo e lampone introducono una piacevolissima spinta agrumata e fruttata. Le sfere di cioccolato frizzante regalano infine un guizzo ludico, quasi impertinente, che alleggerisce il registro e strappa un sorriso al palato.
Weingut Prechtl – Eiswein 2020 Grüner Veltliner
Un vino da dessert di forte personalità, nel quale dolcezza, freschezza e tensione si rincorrono con sorprendente equilibrio. Il sorso è ricco ma non statico, sostenuto da una vena acida che ne evita ogni compiacimento. Con il dessert lavora per risonanza e per contrasto insieme: accompagna la golosità del gianduja e dei marroni, ma trova soprattutto nella freschezza del finale una chiave di lettura particolarmente centrata.
“Foglie”
Ganache al gianduja, ganache ai marroni del Monfenera, gelato alla nocciola, brownie al Guanaja 70%, foglie croccanti
Un dessert che sceglie il registro dell’avvolgenza e della memoria, evocando con stile il mondo autunnale. Gianduja, marroni e nocciola costruiscono una trama golosa e piena, mai banale, mentre il brownie al Guanaja 70% porta una profondità più intensa e adulta. Le foglie croccanti introducono il contrasto tattile e completano un finale di grande coerenza narrativa, rassicurante ma tutt’altro che scontato.
Piccola pasticceria e caffè:
-caffè: Segafredo ExtraMild, miscela Arabica e Robusta con un lungo e delicato processo di tostatura. Note aromatiche di cioccolato e frutta secca.
-frittella veneziana con grappa Capovilla e crema pasticcera alla vaniglia Tahiti
-finto bagigio al cioccolato Dulcey Valrhona e burro di arachidi
-biscotto cookies e zaeto all’uvetta e farina di mais
-gelèe ai frutti rossi e pepe di Sichuan
Ns. Menzione per:
Frittella veneziana
Grappa Capovilla e crema pasticcera alla vaniglia Tahiti
Un omaggio di bella golosità alla tradizione veneziana, reso più aristocratico dalla presenza della grappa Capovilla e dall’eleganza aromatica della vaniglia Tahiti. La crema accompagna con morbidezza, mentre la componente alcolica inserisce personalità e slancio, evitando qualsiasi effetto eccessivamente dolciastro. Piccola pasticceria che conquista per equilibrio e identità.
I vigneti attorno al ristorante e l’Asolo Prosecco Superiore DOCG
Uno degli elementi che contribuiscono a rendere La Ghiacciaia un luogo fortemente identitario è il rapporto diretto con il paesaggio che la circonda. Attorno al ristorante si distendono infatti i vigneti di proprietà, dai quali nasce un Asolo Prosecco Superiore DOCG che aggiunge un ulteriore livello di coerenza al racconto del locale. Non si tratta soltanto di una cornice estetica di grande fascino, ma di una presenza concreta, capace di trasformare il territorio in parte viva dell’esperienza. Il vino prodotto a partire da queste vigne diventa così espressione autentica del contesto, estensione naturale della tavola e segno tangibile di un legame profondo con questa porzione di Veneto.
L’orto, gli animali da cortile e una filiera che parte da casa
A rafforzare ulteriormente questa visione contribuisce la presenza dell’orto adiacente al ristorante, che durante la bella stagione soddisfa in buona parte le esigenze della cucina con prodotti freschi, erbe aromatiche e vegetali raccolti a pochi passi dai fornelli. A questo si aggiunge la presenza di galline, oche e anatre, dalle cui uova prende forma una componente ulteriore della filiera interna del locale. È un dettaglio che racconta bene la volontà di costruire una cucina radicata, concreta e consapevole, nella quale la qualità non viene soltanto selezionata, ma in parte nasce e cresce all’interno dello stesso ecosistema del ristorante. Un approccio che restituisce immediatezza, stagionalità e verità al piatto.
La nostra opinione
La Ghiacciaia è un indirizzo che, già sulla carta, si distingue per la forza del progetto prima ancora che per il solo menu. Da un lato c’è un impianto architettonico e narrativo molto forte, con la grotta, il recupero storico, il giardino d’inverno e il dialogo continuo con i vigneti; dall’altro c’è una cucina che sceglie di lavorare soprattutto sul mare, cercando di tenere insieme riconoscibilità, tecnica e impiattamenti dal taglio contemporaneo. Il risultato è quello di un ristorante che punta dichiaratamente a lasciare il segno, non tanto con l’effetto sorpresa fine a sé stesso, quanto con una vera idea di esperienza complessiva.
Se c’è un aspetto che emerge con chiarezza, è la volontà di costruire un luogo identitario, diverso dal classico ristorante di campagna e diverso anche dal semplice indirizzo gourmet. La Ghiacciaia lavora infatti su una formula che mette insieme destinazione, atmosfera e cucina, e in questo senso trova la sua cifra proprio nella capacità di trasformare il contesto in parte integrante del racconto gastronomico.
Informazioni utili:
La Ghiacciaia Ristorante
Indirizzo: Via Montello 27/D, 31040 Covolo di Pederobba, Treviso
Telefono: +39 0423 64085
Email: ristorantelaghiacciaia@gmail.com
Orari: da martedì a domenica 12:00-14:30 / 18:00-23:00, lunedì chiuso
Menu degustazione: “Portami a vedere il mare…” a 95 euro, bevande escluse
Nota: il menu può subire variazioni in base a stagionalità e disponibilità di mercato.







































