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Sühring Bangkok: reportage nel nuovo tre stelle Michelin

Bangkok fuori, Europa dentro. È questa la prima, sorprendente sensazione che accompagna l’ingresso da Sühring, il ristorante dei gemelli Thomas e Mathias Sühring immerso nel verde di una villa nel quartiere di Yannawa.

Non si tratta di un’Europa riprodotta per nostalgia né della caricatura rassicurante di una Germania da cartolina. Sühring possiede la postura, il rigore e la profondità di un autentico tre stelle del Vecchio Continente, con un vantaggio non trascurabile: trovarsi a Bangkok, una delle città gastronomicamente più clamorose, fertili e imprevedibili del mondo.

Qui i fratelli Sühring possono attingere a un patrimonio straordinario di contaminazioni, ingredienti, culture e sensibilità, senza tuttavia annacquare la propria identità. Anzi, la distanza dalla Germania sembra aver reso ancora più nitidi i ricordi, più leggibili le radici e più coraggiosa la loro interpretazione.

La terza stella Michelin, arrivata a seguito della nostra visita, non ha fatto altro che formalizzare una sensazione che al tavolo era già chiarissima: questa è cucina da destinazione, sostenuta da una squadra di sala e di cucina composta da autentici fuoriclasse.

Bangkok fuori, Europa dentro: il felice paradosso di Sühring

La villa di Yen Akat Soi 3 è protetta da un giardino tropicale che sembra assorbire il rumore, il traffico e l’energia quasi elettrica della capitale thailandese. Attraversata la soglia, Bangkok rimane improvvisamente fuori campo.

Gli ambienti mantengono l’intimità di una residenza privata. Ci sono sale raccolte, il winter garden affacciato sul verde e postazioni dalle quali osservare il lavoro della cucina. Il servizio conserva la compostezza delle grandi case europee, ma senza irrigidirsi in un cerimoniale distante.

La sensazione è quella di essere accolti in casa, precisamente l’obiettivo perseguito dai fratelli fin dall’apertura del ristorante, avvenuta nel febbraio 2016. La presentazione ufficiale definisce Sühring “the home of the twins in the heart of Bangkok”, una casa nella quale tradizione, innovazione e qualità smettono di essere dichiarazioni programmatiche e diventano dettagli concreti.

La filosofia del ristorante propone ricette dell’infanzia, tecniche senza tempo e creatività moderna. Una sintesi apparentemente semplice, dietro la quale si nasconde un lavoro enorme di ricerca, selezione e sottrazione.

Thomas e Mathias Sühring: due gemelli, una memoria tedesca e una visione internazionale

Thomas e Mathias Sühring sono nati a Berlino e hanno costruito il proprio linguaggio attraverso esperienze complementari.

Dopo il passaggio comune nella cucina di Sven Elverfeld all’Aqua di Wolfsburg, Mathias ha lavorato nei Paesi Bassi con Jonnie Boer a De Librije, mentre Thomas ha approfondito il versante mediterraneo e italiano accanto a Heinz Beck a La Pergola di Roma. Due percorsi diversi, ricongiunti successivamente a Bangkok, dove i fratelli hanno guidato la cucina del Mezzaluna prima di inaugurare il loro ristorante.

La vera origine di Sühring, tuttavia, precede qualsiasi esperienza professionale. Affonda nelle estati trascorse nella fattoria dei nonni, nei pani, nelle conserve, nelle fermentazioni, nei prodotti affumicati e nelle ricette annotate da Oma Christa.

Quella memoria domestica non viene riprodotta alla lettera. È scomposta, studiata e restituita attraverso tecniche contemporanee, materia prima internazionale e un’estetica calibratissima. Il risultato è una cucina tedesca profondamente riconoscibile, eppure libera dalle pesantezze e dagli stereotipi che spesso accompagnano la sua rappresentazione fuori dalla Germania.

Fermentazioni, marinature, affumicature, cotture precise, acidità misurate e una grande cultura delle salse costituiscono la grammatica della casa. Il lessico rimane tedesco; la sintassi è internazionale.

Dalle due alle tre stelle Michelin: una consacrazione già scritta nei piatti

Al momento della nostra esperienza, il 3 agosto 2025, Sühring custodiva due stelle Michelin. Pochi mesi più tardi è arrivata la promozione.

La Guida Michelin Thailandia 2026 ha assegnato a Sühring le tre stelle, facendone il secondo ristorante della Thailandia a raggiungere il massimo riconoscimento, dopo Sorn, e la prima tavola di cucina tedesca in Asia a entrare in questa dimensione.

Il percorso è stato di una coerenza esemplare. Una stella nella prima edizione thailandese della Guida Michelin, due dalla successiva edizione e sette anni consecutivi trascorsi a consolidare identità, precisione e continuità.

Anche le classifiche internazionali raccontano la medesima solidità. Sühring ha raggiunto il numero 22 nella classifica The World’s 50 Best Restaurants 2025, mentre nella graduatoria asiatica figurava al numero 11 nel 2025 ed è oggi al numero 18 di Asia’s 50 Best Restaurants 2026.

Il ristorante aderisce inoltre a Relais & Châteaux e Les Grandes Tables du Monde ed è Krug Ambassade. Non si tratta soltanto di una collezione di riconoscimenti, ma della conferma di un posizionamento costruito sulla continuità.

Denis Plouvier Paris: anche il tessuto racconta il livello della tavola

Poi c’è ciò che si tocca ancora prima delle posate: il tovagliatoDenis Plouvier Paris, maison francese specializzata nel linge de table destinato alla grande hotellerie, alla ristorazione d’autore e ai progetti d’interior di fascia alta, con lavorazioni e personalizzazioni capaci di adattarsi all’identità di ciascuna maison.

È uno di quei particolari che difficilmente entrano nella descrizione di un piatto, ma che contribuiscono in maniera determinante alla percezione complessiva del servizio. La consistenza del tessuto, il peso, la trama, la caduta sul tavolo e perfino il modo in cui il tovagliolo rimane composto durante la cena diventano espressione di cura, comfort e rigore estetico.

Il vero lusso, del resto, raramente ha bisogno di dichiararsi. Molto più spesso si riconosce al tatto.

Sito ufficiale: denisplouvier.com

La squadra: quando la precisione diventa naturalezza

Una grande cucina può impressionare; un grande ristorante deve anche possedere ritmo, misura e capacità di relazione. Da Sühring la sala non interpreta un ruolo accessorio, ma completa il racconto.

Accanto a Thomas Sühring, Chef e Owner, e Mathias Sühring, Chef e Owner, troviamo Cornelius Streidl, Executive Sous Chef e figura centrale nella continuità della cucina. La sua presenza accompagna il progetto fin dagli inizi e garantisce quella regolarità esecutiva senza la quale un menu così articolato perderebbe tensione.

Martin Wulffeld, Maître d’ e Restaurant Manager al momento della nostra visita, dirigeva il servizio con un’eleganza contemporanea: attento senza risultare invasivo, preparato senza trasformare ogni portata in una conferenza, capace di adattare registro e tempi alla personalità del tavolo.

Guillaume Perdigues, Head Sommelier, firmava un wine pairing colto e coraggioso, capace di alternare Germania e Francia senza cadere nella prevedibilità. La scelta di inserire Château d’Yquem su una portata salata rappresenta perfettamente il suo modo di intendere l’abbinamento: non semplice accompagnamento, ma strumento critico per leggere il piatto da una prospettiva differente.

La pasticceria, indicata da The World’s 50 Best sotto la responsabilità di Kamonwan Puttakunmeesrisuk, mantiene lo stesso equilibrio fra memoria, leggerezza ed esattezza.

Nel complesso, sala e cucina comunicano un’impressione rara: tutti conoscono perfettamente il proprio compito, ma nessuno sembra volerlo esibire. È proprio questa naturalezza, costruita su preparazione e disciplina, a distinguere le squadre più grandi.

La cantina: Germania protagonista, Francia come contrappunto

La cantina merita una considerazione autonoma. Sühring non tratta il vino tedesco come curiosità o concessione geografica. Riesling, Sauvignon Blanc, Spätburgunder e le diverse espressioni regionali della Germania diventano l’ossatura del racconto.

La Francia interviene come contrappunto attraverso Borgogna, Sauternes, Rodano e Champagne. Il risultato non è una competizione fra territori, ma un dialogo coerente con la cucina dei fratelli, tedesca nelle radici e internazionale nella formazione.

Il pairing firmato da Guillaume Perdigues dimostra cultura, profondità di cantina e disponibilità al rischio. L’innesto di d’Yquem sull’astice è il passaggio più ardito; Egon Müller sulla trota quello più finemente cesellato; il Pinot Noir di Wagner-Stempel sugli Spätzle quello più identitario.

Il benvenuto nel calice: Griesel & Compagnie Blanc de Blancs Brut

Ad aprire l’esperienza, presentato in magnum da Guillaume Perdigues, è il Blanc de Blancs Brut di Griesel & Compagnie. Non uno Champagne in senso geografico, bensì un raffinato Deutscher Sekt elaborato con metodo tradizionale, scelta perfettamente coerente con l’identità di Sühring e con la volontà di raccontare anche nel calice la nuova eccellenza enologica tedesca. Prodotto nella Hessische Bergstraße da Chardonnay e Weißburgunder, il Pinot Bianco tedesco, si presenta con un perlage fine e continuo e un profilo nitido di mela croccante, pera, scorza di agrume, erbe aromatiche e delicati richiami di brioche. Il sorso è teso, cremoso senza risultare opulento, sostenuto da una bella acidità e da una chiusura sapida, lievemente gessosa. Un’apertura elegante e gastronomica, capace di preparare il palato agli amuse-bouche senza anticiparne la complessità: Germania nel calice, Bangkok tutt’intorno e il tono dell’esperienza già perfettamente dichiarato.

Il menu Erlebnis: la Germania raccontata senza nostalgia

Il menu degustato si apre con sei piccoli assaggi che funzionano come un atlante gastronomico tedesco in miniatura:

Obatzda

Il celebre formaggio bavarese, tradizionalmente preparato con Camembert, burro e spezie, viene trasformato in un boccone elegante e immediato. Il riferimento alla Baviera è chiarissimo, ma il peso gustativo viene alleggerito. Il piccolo accompagnamento di birra e il richiamo al pretzel aggiungono ironia senza scivolare nell’effetto folcloristico.

Garden Peas

Una tartelletta dedicata ai piselli, con la loro dolcezza vegetale sostenuta da note affumicate e dall’acidità del pomodoro. È un assaggio minuto ma molto importante nella costruzione del ritmo: introduce freschezza e prepara alle successive note marine.

Brathering

Il Brathering appartiene alla tradizione del Nord della Germania: aringa prima arrostita e poi marinata. Da Sühring diventa un concentrato di acidità, sapidità e memoria, costruito attraverso marinatura, senape, cetriolo, erbe e una base croccante.

È uno dei bocconi che meglio rappresentano la cucina dei fratelli. Il sapore rimane inequivocabilmente tedesco, quasi domestico, mentre tecnica, consistenza e presentazione appartengono alla grande ristorazione contemporanea.

Aal Grün

“Aal Grün”, letteralmente anguilla verde, viene riletto attraverso anguilla affumicata, cetriolo ed elementi erbacei. La salsa tradizionalmente più rotonda e cremosa viene alleggerita, lasciando spazio alla freschezza del cetriolo, al profumo del dill e alla persistenza dell’affumicatura.

Labskaus

Piatto marinaro della Germania settentrionale, nato come preparazione robusta a base di carne conservata, patata e barbabietola, il Labskaus viene trasformato in un piccolo gioiello. La dolcezza terrosa della barbabietola e la componente carnosa trovano nel caviale la lama sapida capace di rendere il boccone verticale e sorprendentemente elegante.

Enleta

Un gioco sul mondo delle merendine tedesche e, in particolare, sul ricordo di Hanuta. Una sottile cialda racchiude fegato d’anatra e albicocca, creando una “Entenlebertafel” nella quale dolcezza, grassezza e croccantezza si rincorrono.

In abbinamento: Armeniacum “Die Aprikose”, Weinessiggut Doktorenhof

Ad accompagnare l’Enleta arriva una delle associazioni più originali dell’intero percorso: Armeniacum “Die Aprikose” del Weinessiggut Doktorenhof, storica manifattura della Renania Palatinato specializzata nella produzione di pregiati aceti da meditazione. Definirlo vino sarebbe improprio: si tratta di un elisir pressoché analcolico ottenuto da aceto di vino, mosto d’uva, miele ed estratti di albicocche essiccate, da assaporare lentamente e in piccolissime quantità. Il profilo è avvolgente e complesso, con richiami di albicocca matura e disidratata, miele, spezie dolci, legno antico e leggere sfumature ossidative. L’abbinamento con la cialda croccante dell’Enleta funziona con notevole intelligenza: la componente fruttata riprende e amplifica l’albicocca presente nel boccone, mentre l’acidità sottile ma penetrante attraversa la ricchezza del fegato d’anatra, ripulisce il palato e ne alleggerisce la persistenza. Mosto e miele accompagnano la dolcezza della preparazione senza trasformarla in un dessert; le note evolute, quasi di frutta secca e cantina, dialogano invece con la tostatura della cialda. Un accordo giocato sul filo fra dolcezza, grassezza e acidità, sorprendente nella forma ma perfettamente logico all’assaggio.

È un assaggio colto, ironico e goloso. La memoria infantile viene condotta in territorio adulto senza perdere il sorriso.

Nel calice: Sauvignon Blanc “Haardt” 2021, Müller-Catoir

Un Sauvignon Blanc della Pfalz lontano dalle esuberanze varietali più prevedibili. Cassis, erbe, fieno appena tagliato e un sorso stratificato ma composto. La sua tensione raccoglie la dolcezza del granchio e dialoga con dragoncello e cavolo rapa. Lo stile descritto dalla cantina Müller-Catoir privilegia proprio finezza aromatica e discrezione.

Brown Crab, cavolo rapa e dragoncello

Il primo piatto della sequenza principale mette al centro il granchio bruno. La polpa, dolce e succosa, viene lavorata con finger lime e inserita in una composizione dove cavolo rapa, crema al dragoncello, crostini e caviale Kristal articolano consistenze e temperature.

Il cavolo rapa porta croccantezza e un carattere vegetale quasi lattiginoso; il dragoncello allunga il piatto con la sua nota balsamica e leggermente anisata; il caviale imprime profondità marina. La cucina dimostra immediatamente di saper utilizzare ingredienti importanti senza farsene dominare.

Nel calice: Sauvignon Blanc “Haardt” 2021, Müller-Catoir

Un Sauvignon Blanc della Pfalz lontano dalle esuberanze varietali più prevedibili. Cassis, erbe, fieno appena tagliato e un sorso stratificato ma composto. La sua tensione raccoglie la dolcezza del granchio e dialoga con dragoncello e cavolo rapa. Lo stile descritto dalla cantina Müller-Catoir privilegia proprio finezza aromatica e discrezione.

Nel calice: Riesling “Scharzhof” 2023, Egon Müller

Rainbow Trout, rabarbaro e faggiola

La trota iridea conserva una polpa netta, delicata e succosa. Il rabarbaro introduce una freschezza affilata, quasi elettrica, mentre la faggiola aggiunge una profondità tostata e boschiva.

Il risultato vive sul contrasto fra purezza del pesce, acidità del vegetale e morbidezza del frutto secco. È un piatto elegante, apparentemente lineare, ma costruito su equilibri molto sottili.

Uno dei nomi più autorevoli della Saar. Il vino porta profumi di pesca, agrume maturo, fiori bianchi e una lieve dolcezza residua, immediatamente sostenuta da un’acidità brillante. Il sottile guizzo di anidride carbonica naturale ne amplifica la freschezza.

L’abbinamento con il rabarbaro è di grande intelligenza. La dolcezza non contrasta l’acidità del piatto, ma la accoglie, mentre la mineralità accompagna la parte più delicata della trota.

Rainbow Trout, rabarbaro e faggiola

La trota iridea conserva una polpa netta, delicata e succosa. Il rabarbaro introduce una freschezza affilata, quasi elettrica, mentre la faggiola aggiunge una profondità tostata e boschiva.

Il risultato vive sul contrasto fra purezza del pesce, acidità del vegetale e morbidezza del frutto secco. È un piatto elegante, apparentemente lineare, ma costruito su equilibri molto sottili.

Pane e burro: un servizio che racconta una cultura

Da Sühring il pane non è un intervallo e non rappresenta un accompagnamento automatico. È parte integrante del racconto.

Sauerteig, pane integrale e pretzel arrivano caldi, con croste precise, molliche fragranti e una riconoscibilità assoluta. Il lievito madre, più vecchio dello stesso ristorante, diventa metafora della continuità perseguita dai fratelli.

Il burro completa un servizio solo apparentemente essenziale. In realtà è uno dei momenti nei quali l’identità tedesca si manifesta con maggiore immediatezza.

Nel calice: Puligny-Montrachet 2022, Domaine Étienne Sauzet

Chardonnay di Borgogna dai profumi di pera, agrumi, fiori bianchi e frutta secca tostata. Il sorso è setoso, ma attraversato da una freschezza viva e da una mineralità che ne prolunga il finale.

La struttura sostiene il rombo e la salsa, mentre la tensione agrumata ripulisce la componente burrosa e iodata. Un abbinamento classico nella forma, impeccabile nell’esecuzione.

Rombo, zucca estiva e cozza

Il rombo viene lavorato con grande precisione e avvolto in sottili nastri di summer squash. La cozza porta iodio e concentrazione, mentre alghe, caviale e una salsa costruita anche sulla profondità del Vin Jaune ampliano lo spettro aromatico.

La cottura mantiene il pesce succoso e quasi setoso. La zucca non vuole imporsi, ma aggiunge dolcezza vegetale e protegge la delicatezza della carne. La salsa possiede eleganza francese, ma la misura e la pulizia rimangono pienamente coerenti con la cucina della casa.

J.L Coquet Limoges: la porcellana come parte del piatto

Nell’alta ristorazione il piatto non è mai soltanto un supporto, ma diventa cornice, superficie espressiva e parte integrante della composizione gastronomica. La scelta di J.L Coquet, maison fondata nel 1824 alle porte di Limoges, va esattamente in questa direzione. La manifattura francese è conosciuta per la purezza e la particolare luminosità della propria porcellana, per la finezza delle lavorazioni e per quel savoir-faire artigianale che ha reso Limoges un riferimento assoluto per le grandi tavole internazionali.

Una porcellana così bianca, sottile e luminosa lascia al colore degli ingredienti il ruolo di protagonista e, allo stesso tempo, introduce quella sensazione tattile e visiva che precede persino l’assaggio. Il piatto diventa così parte del linguaggio dello Chef, contribuendo silenziosamente alla percezione complessiva della portata.

Un dettaglio quasi invisibile all’ospite distratto, ma immediatamente riconoscibile per chi considera la mise en place parte integrante della cucina stessa.

Sito ufficiale: jlcoquet.com

Nel calice: Château d’Yquem 2021, Sauternes Premier Cru Supérieur

Un abbinamento audace, quasi provocatorio. D’Yquem 2021 esprime mandorla, cedro, ananas, pera, mandarino, agrumi canditi e una trama floreale di grande finezza. La dolcezza è sostenuta da un’acidità particolarmente incisiva.

Con astice, vaniglia, cachi e nocciola si crea un gioco di corrispondenze, mentre la freschezza del vino impedisce all’insieme di diventare ridondante. È l’utilizzo gastronomico di un grande Sauternes, pensato non come parentesi dolce ma come parte viva della cucina.

Astice, cachi e nocciola

L’astice di Bretagna viene cotto sulle braci e lucidato con burro alla vaniglia. Accanto, un raviolo costruito con un sottile involucro di rutabaga racchiude la carne della chela e la nocciola. Cachi, kombu, bisque e olio di nocciola completano una composizione autunnale servita nel clima tropicale di Bangkok.

È uno dei passaggi più coraggiosi del menu. Vaniglia, cachi e nocciola potrebbero spingere il piatto verso una dolcezza eccessiva; al contrario, brace, bisque e componente marina mantengono il baricentro saldamente salato.

La rutabaga porta anche un riferimento storico alla cucina tedesca più povera. Un ingrediente umile viene collocato accanto all’astice senza perdere la propria identità.

Nel calice: Heerkretz Pinot Noir GG 2021, Wagner-Stempel

Uno Spätburgunder della Rheinhessen proveniente dalla VDP.Grosse Lage Heerkretz. Ciliegia, piccoli frutti rossi, fumo, spezie e una componente minerale conferiscono al vino slancio e profondità.

Il tannino è presente ma misurato. La freschezza attraversa formaggio e pasta all’uovo, mentre le sfumature terrose trovano un naturale punto di contatto nel tartufo. La tenuta Wagner-Stempel rappresenta inoltre quella Germania enoica contemporanea che la selezione di Sühring vuole raccontare.

Spätzle, tartufo invernale e formaggio di montagna

Gli Spätzle rappresentano uno dei piatti simbolo di Sühring. Pasta all’uovo morbida e tenace, formaggio di montagna dell’Allgäu, tartufo invernale, olio all’erba cipollina e cipolla croccante.

È il momento più esplicitamente confortevole del percorso. Un piatto generoso, quasi domestico, ma rifinito con una precisione che evita qualsiasi sensazione di pesantezza.

Il formaggio fascia la pasta, il tartufo ne amplifica la componente terrosa e la cipolla introduce dolcezza e contrasto. Non c’è bisogno di decostruire il ricordo: basta portarlo alla sua forma migliore.

Nesmuk JANUS: quando anche scegliere il coltello diventa parte dell’esperienza

Particolarmente affascinante è il momento della presentazione dei coltelli Nesmuk, proposti all’ospite quasi come una piccola collezione dalla quale scegliere personalmente quello che accompagnerà la portata di carne.

La linea JANUS, immediatamente caratterizzata dalla lama scura e dall’essenzialità contemporanea del disegno. Nesmuk lavora con acciai ad alte prestazioni, trattamenti tecnologicamente evoluti e differenti essenze pregiate per le impugnature, trasformando un utensile apparentemente elementare in un oggetto nel quale ergonomia, affilatura, materia e design dialogano tra loro.

Ma al di là dell’aspetto tecnico, ciò che ci interessa maggiormente nell’esperienza gastronomica è proprio il gesto: la custodia viene aperta davanti all’ospite, vengono mostrate le differenti impugnature e la scelta del coltello diventa personale.

Un piccolo rito, elegante e mai ridondante, che trasforma uno strumento funzionale in un ulteriore momento di coinvolgimento. Anche questo significa luxury dining: consentire all’ospite di entrare nella costruzione dell’esperienza attraverso dettagli apparentemente minimi, ma perfettamente studiati.

Sito ufficiale: nesmuk.com
Sito internazionale: en.nesmuk.com

Nel calice: Châteauneuf-du-Pape 2020, Château La Nerthe

Ciliegia, prugna, liquirizia, erbe mediterranee e mentolo. Il sorso è rotondo, con tannini levigati e una struttura sufficiente a sostenere la carne senza coprire il caffè.

La maturità del frutto abbraccia barbabietola e ciliegia, mentre spezie ed erbe riportano tensione. Château La Nerthe, con i suoi cinque secoli di storia a Châteauneuf-du-Pape, inserisce nel percorso un passaggio più solare e mediterraneo.

Anatra, barbabietola e caffè

L’anatra chiude la parte salata con una composizione intensa e perfettamente leggibile. La carne conserva succosità e profondità; la coscia viene valorizzata in una preparazione più croccante, mentre barbabietola, ibisco e ciliegia costruiscono la componente dolce e acidula.

Il caffè non viene utilizzato per stupire, ma per prolungare le note di tostatura e brace. La sua amarezza finale disciplina la dolcezza della barbabietola e accompagna la persistenza dell’anatra.

È un piatto di grande controllo. Potente, ma mai scomposto.

Albicocca, Bayerische Creme e osmanto

Il primo dessert utilizza l’acidità dell’albicocca per alleggerire la rotondità della crema bavarese. L’osmanto aggiunge un profumo floreale sottile, con sfumature che ricordano frutta gialla matura e tè.

È un dessert elegante e misurato, costruito più sull’equilibrio che sulla dolcezza. La crema rimane avvolgente, ma l’albicocca mantiene il palato vivo.

Nella selezione figurava anche Krug Rosé 28ème Édition, assemblaggio costruito intorno alla vendemmia 2016 attraverso 32 vini provenienti da sei annate. La composizione ufficiale Krug indica 58% Pinot Noir, 25% Chardonnay e 17% Meunier.

Rosa canina, ribes, peonia, pompelmo rosa, agrumi, spezie e pasticceria compongono un Champagne di sostanza e finezza, capace di dialogare tanto con i passaggi salati quanto con la parte meno dolce del finale.

Fragola, quark e vaniglia

Fragola, quark e vaniglia riportano il racconto alla dimensione domestica. Il quark regala acidità lattica e una consistenza che ricorda una cheesecake alleggerita; la vaniglia dà profondità; la fragola rimane nitida, fragrante e protagonista.

Il dessert si completa con note floreali e una componente fredda che amplifica la freschezza del frutto. È un finale rassicurante, ma tutt’altro che banale.

Oma Christa’s Eierlikör & Feines Gebäck

Il percorso si conclude dove tutto era iniziato: nella memoria familiare.

L’Eierlikör di Oma Christa è denso, cremoso, alcolico e affettuosamente fuori dal tempo. Non viene reinterpretato fino a renderlo irriconoscibile. Conserva la schiettezza di una ricetta di casa e arriva accompagnato dalla piccola pasticceria.

Madeleine alla fava tonka, gelatine di frutta, cioccolato e Baumkuchen chiudono il menu con precisione, ma è il liquore all’uovo della nonna a rimanere nella memoria. Dopo tecnica, caviale, grandi vini e costruzioni millimetriche, l’ultimo sapore è quello di famiglia.

Ed è proprio questa la firma più autentica di Sühring.

Robbe & Berking: l’argento e l’eleganza senza tempo del servizio

Tra gli elementi della mise en place emerge anche Robbe & Berking, storica manifattura tedesca di Flensburg che dal 1874 lega il proprio nome all’alta argenteria e alla posateria di pregio.

È il genere di presenza che non cerca protagonismo e proprio per questo comunica immediatamente qualità: peso corretto, proporzioni, equilibrio nella mano, brillantezza misurata del metallo e precisione delle finiture. Una posata, un vassoio o un elemento di servizio cessano di essere semplici strumenti funzionali per diventare piccoli oggetti di manifattura.

È una concezione della grande ristorazione secondo cui nulla di ciò che raggiunge il tavolo dovrebbe essere casuale: non soltanto cosa viene servito, ma anche come, dove e attraverso quale oggetto.

Un altro di quei dettagli che l’ospite può non identificare immediatamente per nome, ma che contribuiscono in maniera decisiva alla sensazione di trovarsi davanti a una tavola di rango.

Sito ufficiale: robbeberking.com

Il lusso autentico è la somma dei dettagli

Mettendo insieme le porcellane J.L Coquet, i tessili Denis Plouvier, l’argenteria Robbe & Berking e la coltelleria Nesmuk, si comprende perfettamente come l’esperienza di una grande tavola non venga costruita esclusivamente in cucina.

Il piatto dello Chef rimane naturalmente protagonista, ma intorno ad esso esiste un universo di scelte silenziose: il peso di una forchetta, la trama di un tovagliolo, il taglio perfetto di una lama, la luminosità della porcellana.

Sono particolari che, considerati singolarmente, potrebbero sembrare marginali. Riuniti nella stessa esperienza diventano invece cultura dell’ospitalità, coerenza e ricerca.

Forse è proprio qui una delle differenze più significative tra un ristorante semplicemente costoso e una grande tavola realmente raffinata: nel primo il lusso viene mostrato, nel secondo lo si percepisce senza che nessuno abbia bisogno di spiegarlo.

La nostra valutazione: tre stelle meritatissime

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Claudio Sacco aka Viaggiatore Gourmet AltissimoCeto.com

Sühring è uno di quei ristoranti che potrebbero essere trasferiti a Berlino, Parigi o Vienna senza perdere autorevolezza. Al tempo stesso, però, soltanto Bangkok poteva offrire ai fratelli lo spazio, la libertà e il patrimonio di contaminazioni necessari per costruire un progetto tanto personale.

La cucina è tecnica, precisa e colta, ma non diventa mai fredda. La sala ha il passo delle grandi case europee, senza ostentazioni. La cantina è profonda, identitaria e coraggiosa. L’ambiente riesce a essere elegante senza cancellare l’anima residenziale della villa.

Soprattutto, Sühring possiede qualcosa che non si può ottenere sommando ingredienti prestigiosi, tecniche sofisticate e riconoscimenti: una voce propria.

Un plauso convinto a Thomas e Mathias Sühring, a Cornelius Streidl e all’intera brigata. Un plauso altrettanto meritato a Martin Wulffeld, Guillaume Perdigues e alla squadra di sala, capaci di trasformare un percorso complesso in un’esperienza fluida, calda e profondamente piacevole.

Le nuove tre stelle Michelin sono meritatissime. Non rappresentano un punto di arrivo costruito sul clamore, ma il riconoscimento naturale di un ristorante che da anni lavora ai massimi livelli.

Se si arriva a Bangkok e si entra da Sühring, per qualche ora sembra davvero di non essersi mossi dall’Europa. Poi si comprende che quella cucina, così europea e così personale, poteva nascere soltanto qui.

Bangkok fuori. Sühring dentro. E il mondo intero nel piatto.

Informazioni utili

Restaurant Sühring
10 Yen Akat Soi 3
Chong Nonsi, Yannawa
Bangkok 10120, Thailandia

Telefono: +66 (0) 2 107 2777
Prenotazioni: reservation@restaurantsuhring.com
Sito ufficiale: restaurantsuhring.com

Pranzo dal giovedì alla domenica. Cena dal mercoledì alla domenica. Prenotazione fortemente consigliata.

Articolo aggiornato dopo l’assegnazione delle tre stelle nella Guida Michelin Thailandia 2026.