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DaV Cantalupa a Brusaporto: il VG Roadshow celebra la convivialità secondo la famiglia Cerea

Ci sono tavole nelle quali si va semplicemente per mangiare. E poi ci sono luoghi nei quali il cibo diventa il pretesto più nobile per incontrarsi, riconoscersi, condividere emozioni e costruire nuovi ricordi.

È accaduto sabato 1° agosto 2026 al DaV Cantalupa di Brusaporto, in occasione di una nuova tappa ufficiale del nostro VG Roadshow.

Ventidue associati riuniti intorno a un’unica grande tavolata, una cucina generosa e sorprendentemente precisa, una successione di vini selezionati dalla cantina privata di Viaggiatore Gourmet e, soprattutto, quella particolare atmosfera che nasce quando il piacere della gastronomia incontra la felicità autentica dello stare insieme.

A rendere ancora più luminosa la giornata sono stati i sorrisi: quelli degli ospiti, immediatamente entrati nello spirito conviviale dell’incontro, e quelli dei giovani professionisti della squadra Da Vittorio, capaci di affrontare un servizio articolato e numericamente importante con naturalezza, attenzione e una cordialità mai costruita.

Non la rappresentazione dell’ospitalità, dunque, ma l’ospitalità nella sua forma più autentica.

DaV Cantalupa: il “ritorno al futuro” della famiglia Cerea

DaV Cantalupa nasce nello stesso luogo nel quale, durante il 2020, la famiglia Cerea aveva iniziato a sperimentare un modello più informale, incentrato inizialmente su pizza, barbecue e convivialità all’aperto.

Dopo un profondo intervento sugli spazi e sul concept, il ristorante ha riaperto il 12 settembre 2025 in una veste completamente rinnovata. La formula conserva il patrimonio gastronomico e umano di Da Vittorio, traducendolo in un linguaggio più immediato, dinamico e contemporaneo: pizza, brace, pescato, piatti iconici e portate concepite per essere condivise.

Definirlo semplicemente “casual dining” rischia tuttavia di risultare riduttivo.

DaV Cantalupa è, piuttosto, un ristorante gastronomico liberato da una parte della ritualità formale del fine dining. La tecnica rimane alta, la materia prima è centrale, la regia del servizio è rigorosa; cambia il modo in cui tutto questo viene restituito all’ospite, attraverso una maggiore libertà e una convivialità dichiarata.

È una tavola colta, ma non cattedratica. Elegante, senza diventare distante. Trasversale, ma mai generica.

Un padiglione contemporaneo immerso nella natura della Cantalupa

Lo spazio progettato dallo studio Joseph Di Pasquale Architects interpreta perfettamente questa filosofia.

Le ampie superfici vetrate mettono continuamente in comunicazione la sala con il parco e la piscina; la luce naturale accompagna il servizio, mentre il forno a legna e la grande griglia a vista introducono una componente viva, materica e quasi teatrale.

Il fulcro architettonico è rappresentato dalla scenografica parete organica in rovere e finiture dorate, che integra banco, forno e area grill. Il risultato è un ambiente contemporaneo, sinuoso, luminoso, nel quale legno, trasparenze, riflessi e paesaggio costruiscono un’eleganza non rigida, pensata per durare oltre le mode.

La sala possiede il carattere di un grande padiglione immerso nel verde: scenografico quanto basta, ma soprattutto funzionale alla relazione tra le persone.

Ed è proprio durante un appuntamento come il VG Roadshow che se ne comprende pienamente la riuscita. Ventidue commensali possono dialogare, muoversi e partecipare al servizio senza che la dimensione del gruppo comprometta il comfort o l’identità del luogo.

Il VG Roadshow: ventidue ospiti, un solo grande tavolo

Il nostro format nasce da un principio molto semplice: la grande cucina acquista ancora più valore quando viene condivisa.

Il tavolo unico non è soltanto una soluzione logistica. È una scelta culturale. Elimina le distanze, favorisce il confronto, mette in comunicazione persone con esperienze differenti e trasforma il pranzo in un racconto collettivo.

Al DaV Cantalupa questo meccanismo ha funzionato in maniera particolarmente felice.

Il servizio si è sviluppato con ritmo, generosità e precisione. Le portate arrivavano al centro della tavola, invitando spontaneamente al gesto della condivisione. Nessuna esasperazione formale, nessuna distanza tra sala e ospite: il personale ha saputo spiegare, servire, intervenire e accompagnare senza mai sottrarre spazio alla conversazione.

La squadra di DaV Cantalupa è composta in larga parte da giovani professionisti cresciuti tra l’esperienza fine dining di Da Vittorio e quella più informale degli altri outlet DaV. Una doppia formazione che si percepisce nella capacità di coniugare rigore tecnico, velocità, spontaneità e calore umano.

È questo, forse, uno dei risultati più importanti raggiunti dalla famiglia Cerea: aver trasformato l’ospitalità in una cultura aziendale riconoscibile, capace di attraversare ristoranti, format e generazioni senza perdere il proprio tratto distintivo.

Il menu speciale della nostra tappa ufficiale VG Roadshow

La cucina ha costruito per il nostro gruppo un percorso ampio e progressivo, iniziato con otto antipasti in condivisione + bonus, proseguito con una degustazione di pizze + bonus, culminato nel celebre mezzo pacchero alla DaV e concluso con una vera festa di pasticceria.

Antipasti in condivisione

Vitello tonnato
Tartare di manzo Old Style
Melanzana candita, ricotta di bufala e pomodorini confit
Fiori di zucchina ripieni, salsa al peperone e basilico
Baccalà mantecato e ajo blanco
Gamberi viola, senape e miele
Tartare di tonno, bagna càuda, lime e pistacchio

Degustazione di pizze

Pizza Marinara
Pizza Immortale
Pizza Nerano (Bonus)

Primo piatto

Assaggio di mezzo pacchero alla DaV

Dessert

Il nostro lievitato
Cannoncini alla crema
Meringa, mascarpone e fragoline di bosco

Il Bancone Bar DaV Cantalupa

La sequenza beverage del VG Roadshow

Come in ogni nostra tappa, il percorso gastronomico è stato accompagnato da una selezione di bottiglie provenienti dalla cantina privata di Viaggiatore Gourmet, attraverso i suoi Premium Partner.

La successione non è stata pensata come una dimostrazione muscolare, ma come un racconto capace di accompagnare le diverse fasi del menu, alternando territorio, profondità, freschezza e grandi formati.

Nihil Franciacorta DOCG Dosaggio Zero – Tenuta Ambrosini

Ad aprire la sequenza è stato il Nihil Franciacorta DOCG Dosaggio Zero di Tenuta Ambrosini, espressione particolarmente identitaria di una realtà familiare profondamente radicata a Cazzago San Martino. La famiglia Ambrosini proviene dal mondo agricolo: i fratelli Sergio e Francesco, insieme alla sorella Mariuccia, hanno trasformato una lunga tradizione contadina in un progetto vitivinicolo autonomo. La svolta risale al 2001, quando l’attività si orienta con maggiore decisione verso la produzione, l’imbottigliamento e la valorizzazione diretta dei propri Franciacorta. La cantina mantiene ancora oggi un’impronta dichiaratamente familiare, nella quale vigneto, ospitalità e cucina territoriale convivono come parti di un medesimo racconto.

Il nome Nihil, dal latino “nulla”, sintetizza con efficacia la filosofia del vino: dopo la sboccatura non viene aggiunta liqueur d’expédition zuccherina, lasciando che siano il frutto, l’acidità e il territorio a esprimersi senza correzioni addolcenti. La cuvée nasce dall’incontro tra 85% Chardonnay e 15% Pinot Nero, coltivati sui terreni morenici, ricchi di scheletro, caratteristici della Franciacorta. Le uve vengono raccolte manualmente, sottoposte a pressatura soffice e vinificate in acciaio a temperatura controllata. Dopo un primo periodo di affinamento in vasca, il vino affronta la seconda fermentazione in bottiglia e una permanenza sui lieviti superiore ai due anni, completata da alcuni mesi di riposo dopo la sboccatura.

Nel calice il Nihil si presenta di un giallo paglierino luminoso, attraversato da riflessi dorati e da un perlage sottile e continuo. Il profilo olfattivo privilegia la freschezza: agrumi, fiori bianchi, mela croccante e leggere sensazioni minerali, alle quali il lungo contatto con i lieviti aggiunge una sfumatura più cremosa e fragrante. Il sorso è asciutto e verticale, ma non severo; la tensione acida è sostenuta da una materia sufficientemente ampia, capace di dare equilibrio e persistenza.

È stato un inizio particolarmente coerente con gli antipasti conviviali del DaV Cantalupa. La sua freschezza ha accompagnato il vitello tonnato e la tartare di manzo, mentre la componente agrumata e salina ha trovato maggiore affinità con il baccalà mantecato, i gamberi viola e la tartare di tonno. L’assenza di dosaggio ha inoltre garantito quella funzione di pulizia e riattivazione del palato indispensabile di fronte a una sequenza tanto articolata per consistenze, temperature e intensità.

Primo Accompagnamento: Starter Goloso e “Illegale” la Focaccia Cerea.

Gli antipasti: otto piatti, otto differenti registri gastronomici

La sequenza iniziale è stata una dichiarazione programmatica.

Otto proposte servite in condivisione, differenti per materia prima, temperatura e intensità, ma unite da un tratto comune: la leggibilità. Ogni ingrediente era riconoscibile, ogni salsa possedeva una funzione precisa, senza sovrastrutture inutili.

Il vitello tonnato ha aperto il percorso con equilibrio e rassicurante classicità. La carne, morbida e succosa, trovava nella componente tonnata una trama cremosa e sapida, sufficientemente incisiva senza sovrastarne la delicatezza.

I gamberi viola con senape e miele giocavano invece sull’immediatezza del crostaceo e sul contrasto tra dolcezza, iodio e sottile piccantezza. Un piatto diretto, goloso, capace di conquistare la tavola senza bisogno di effetti speciali.

Spiedino di seppie alla brace.

Tra i passaggi più interessanti, il baccalà mantecato con ajo blanco: sapidità marina e cremosità si confrontavano con la nota mandorlata e leggermente agliata della salsa andalusa, in un dialogo mediterraneo armonioso e contemporaneo.

I fiori di zucchina ripieni, accompagnati dalla salsa al peperone e basilico, hanno mostrato una mano tecnicamente sicura. Il fiore manteneva identità e delicatezza, mentre il peperone introduceva una componente più solare e avvolgente, alleggerita dall’aromaticità verde del basilico.

Particolarmente riuscita la melanzana candita con ricotta di bufala e pomodorini confit. La dolcezza vegetale della melanzana veniva sostenuta dalla latticità della ricotta e ravvivata dalla concentrazione acida del pomodoro. Un piatto apparentemente semplice, ma costruito su un’attenta alternanza di morbidezza, freschezza e profondità.

La tartare di manzo Old Style riportava il palato verso una cucina di memoria: condimento deciso, consistenza precisa e quella piacevole immediatezza che appartiene ai grandi classici quando vengono eseguiti senza esitazioni.

Tartare di tonno con bagna càuda, lime e pistacchio. Piemonte e Mediterraneo si incontravano in una composizione energica: la grassezza del tonno, la profondità sapida della bagna càuda, la verticalità agrumata del lime e la componente tostata del pistacchio costruivano uno degli assaggi più complessi dell’apertura.

Cozze alla brace (+SPECIAL)

A completare la sequenza degli antipasti abbiamo aggiunto le cozze alla brace, un passaggio solo apparentemente semplice, ma in realtà particolarmente rappresentativo della filosofia del DaV Cantalupa. Il calore vivo della griglia concentra la naturale sapidità del mollusco, ne preserva la succosità e introduce una delicata nota affumicata, senza mai coprirne il carattere iodato. Il risultato è un assaggio diretto, profumato e profondamente mediterraneo, nel quale la brace non diventa esercizio muscolare, ma strumento di precisione: intensifica il gusto, asciuga leggermente la superficie e lascia il cuore morbido e carnoso. Servite al centro della tavola, le cozze hanno inoltre rafforzato lo spirito conviviale dell’intero percorso, invitando a una degustazione informale e immediata. Particolarmente felice l’abbinamento con il Nihil Franciacorta Dosaggio Zero di Tenuta Ambrosini: la freschezza, il perlage sottile e la componente agrumata del vino hanno accompagnato la sapidità marina e ripulito il palato dalla lieve persistenza affumicata, costruendo uno degli incontri più spontanei e riusciti dell’apertura.

Conte Vistarino 1865 Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot Nero DOCG 2017 – Magnum

Il secondo passaggio ha condotto il tavolo verso l’Oltrepò Pavese attraverso il Conte Vistarino 1865, millesimo 2017, servito in formato Magnum. Non si tratta soltanto del Metodo Classico di bandiera dell’azienda, ma di una bottiglia che racchiude un passaggio fondamentale della storia spumantistica italiana. Il nome celebra infatti il 1865, anno nel quale il Conte Augusto Giorgi di Vistarino, dopo aver introdotto dalla Francia il Pinot Nero nella propria tenuta, iniziò a vinificarlo con la rifermentazione in bottiglia. Conte Vistarino rivendica così il primato della prima produzione italiana di Metodo Classico da Pinot Nero.

Il cuore dell’azienda si trova a Rocca de’ Giorgi, nella Valle Scuropasso, intorno alla storica Villa Fornace, costruita nel Settecento sulle fondamenta di un’antica fornace. Oggi la tenuta coltiva circa 65 ettari di Pinot Nero, interpretando le differenti esposizioni e composizioni dei suoli attraverso una vinificazione parcellare. La cantina, completamente ripensata nel 2017, si sviluppa su quattro livelli e consente di movimentare uve e mosti prevalentemente per gravità, con l’obiettivo di lavorare il frutto con la maggiore precisione possibile.

Il 1865 è ottenuto esclusivamente da Pinot Nero, proveniente da terreni calcareo-argillosi. Le uve sono raccolte manualmente in cassette, refrigerate prima della pressatura e lavorate utilizzando soltanto il mosto fiore, con una resa indicata dalla cantina intorno al 45%. La prima fermentazione avviene in acciaio; il vino base rimane sulle fecce fini fino al tiraggio della primavera successiva e affronta quindi 60 mesi di permanenza sui lieviti, seguiti da almeno sei mesi di riposo dopo la sboccatura. La scheda ufficiale attuale lo indica come non dosato.

L’annata 2017 ha mostrato nel formato Magnum una bella compostezza evolutiva. Il colore paglierino con riflessi dorati anticipava un perlage fine, regolare e persistente. Al naso emergevano fiori bianchi, scorza di agrume, mela, sfumature minerali e richiami più maturi alla panificazione e alla frutta secca. In bocca il Pinot Nero conferiva struttura, energia e profondità, mentre l’assenza di dosaggio ne preservava la precisione, la sapidità e la continuità del finale.

L’abbinamento con la degustazione di pizze ha funzionato attraverso il contrasto. La carbonica sottile e la freschezza hanno alleggerito la componente oleosa e lattica delle farciture; la struttura del Pinot Nero ha sostenuto la maggiore intensità della Pizza Immortale, mentre la parte agrumata e salina ha accompagnato con eleganza la semplicità della Marinara. Particolarmente interessante il confronto con la Nerano: crema di zucchine, Provolone del Monaco e menta trovavano nella tensione del vino un contrappunto capace di evitare qualsiasi sensazione di eccessiva morbidezza.

Le pizze: impasto, leggerezza e identità DaV

La pizza non rappresenta al DaV Cantalupa una concessione alla moda, ma uno degli elementi fondanti del progetto.

La carta distingue tre differenti interpretazioni — cornicione, pala e nuvola accostandole alle proposte signature. La ricerca sull’impasto dialoga con farciture riconoscibili, spesso costruite utilizzando ingredienti e preparazioni appartenenti al repertorio gastronomico della famiglia Cerea.

La Pizza Immortale, proposta all’interno del menu speciale della giornata, ha introdotto un registro più goloso, ampliando la degustazione senza appesantirne il ritmo.

La Marinara è stata il banco di prova più rigoroso. Quando la farcitura si riduce all’essenziale, sono impasto, cottura, profumo e consistenza a dover sostenere l’intero assaggio. Il risultato è stato fragrante, leggero e immediatamente invitante.

A completare la sequenza abbiamo voluto aggiungere la Nerano, presente nella carta di DaV Cantalupa nella tipologia con cornicione. La farcitura combina crema di zucchine, Provolone del Monaco DOP e zucchine alla menta: un omaggio alla Campania che trova nell’intensità lattica del formaggio e nella freschezza vegetale della menta il proprio equilibrio.

È una pizza generosa ma non ridondante, cremosa e profumata, capace di conservare una sorprendente pulizia gustativa.

Il mezzo pacchero alla DaV: la semplicità come approdo della tecnica

L’arrivo del mezzo pacchero alla DaV ha segnato il momento più iconico del percorso.

Pasta e pomodoro: una combinazione apparentemente elementare, diventata negli anni uno dei simboli gastronomici della famiglia Cerea.

Il segreto non risiede nell’aggiunta di elementi sorprendenti, ma nell’esasperata cura dedicata a ogni dettaglio: la selezione e concentrazione delle differenti varietà di pomodoro, la cottura della pasta, la densità della salsa e la mantecatura capace di ottenere una consistenza lucida, cremosa e avvolgente.

È un piatto che dimostra come la cucina italiana raggiunga spesso la propria massima espressione non accumulando ingredienti, ma eliminando ogni elemento superfluo.

Il pomodoro possiede dolcezza, acidità e profondità; il pacchero mantiene tenacia e masticabilità; la mantecatura unisce il tutto in una trama quasi vellutata. Un boccone riconoscibile, rassicurante, eppure tutt’altro che banale.

Servirlo a ventidue ospiti, mantenendo temperatura, consistenza e precisione, è stato anche un significativo esercizio di organizzazione della cucina.

San Leonardo 2020, Vigneti delle Dolomiti IGT – Magnum

Il centro emotivo ed enologico della sequenza è stato affidato al San Leonardo 2020, servito in Magnum. La Tenuta San Leonardo sorge ad Avio, in Vallagarina, all’interno di un luogo la cui storia precede di molti secoli quella del vino che porta il suo nome. Più di mille anni fa il complesso era un monastero; da oltre tre secoli la proprietà è legata alla famiglia de Gresti e, successivamente, ai Marchesi Guerrieri Gonzaga. L’ingresso di questi ultimi nella storia della tenuta avviene alla fine dell’Ottocento, attraverso il matrimonio tra Gemma de Gresti e il Marchese Tullo Guerrieri Gonzaga.

La nascita del San Leonardo contemporaneo è invece legata alla visione del Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga. Dopo gli studi di enologia a Losanna, Carlo approfondì il mondo dei grandi tagli bordolesi in Francia e in Toscana, entrando in contatto con Mario Incisa della Rocchetta a Tenuta San Guido. Da quella formazione nacque l’idea di produrre a San Leonardo un rosso capace di unire l’eleganza bordolese alla freschezza alpina della Vallagarina. Il primo San Leonardo venne realizzato nel 1982, vinificando e affinando separatamente le diverse varietà prima dell’assemblaggio finale.

Il vino nasce da Cabernet Sauvignon, Carmenère e Merlot, coltivati all’interno delle antiche mura del monastero, su suoli differenti: più leggeri e sabbiosi per Cabernet Sauvignon e Carmenère, maggiormente argillosi e drenanti per il Merlot. Le età dei vigneti possono raggiungere i 75 anni e le parcelle si distribuiscono tra i 120 e i 300 metri di altitudine. La fermentazione è spontanea e avviene in piccole vasche di cemento, con macerazioni di circa 12-15 giorni. Ogni componente affina separatamente per 24 mesi, per il 70% in barrique e per il 30% in tonneaux di rovere francese; dopo l’assemblaggio, il vino riposa almeno altri 24 mesi in bottiglia prima della commercializzazione.

Il millesimo 2020 rappresenta una lettura particolarmente sottile del San Leonardo. Possiede un tenore alcolico contenuto, pari al 12,5%, e privilegia l’eleganza rispetto alla concentrazione. Nel calice si esprime attraverso piccoli frutti rossi e scuri, ciliegia, erbe aromatiche, pepe, sottobosco e una misurata componente balsamica e tabaccosa. Il tannino è raffinato, carezzevole e già ben integrato; la freschezza resta il vero asse portante del sorso, accompagnata da una chiusura sapida e progressiva. È un San Leonardo meno muscolare rispetto ad annate più ricche, ma proprio per questo particolarmente fedele all’idea di leggerezza aristocratica che distingue la tenuta.

La scelta di abbinarlo al mezzo pacchero alla DaV è stata volutamente coraggiosa e non didascalica. Il pomodoro, con la sua naturale acidità, richiede normalmente vini capaci di freschezza e tannini non aggressivi. Il San Leonardo 2020, soprattutto nel formato Magnum, ha risposto attraverso l’eleganza più che con la potenza: la componente balsamica ha ampliato il profilo aromatico del piatto, mentre la trama tannica, sottile e levigata, ha incontrato la cremosità della mantecatura senza irrigidire il sorso. Un abbinamento tra due icone italiane, entrambe costruite sull’apparente semplicità, sulla precisione e sulla capacità di evolvere nel tempo.

Il caloroso momento del saluto tra la nostra Senatrice (VG Club titolari)  Fulvia e la patron Bruna Cerea suggella una consuetudine ormai divenuta parte integrante della storia di AltissimoCeto: un’amicizia autentica e una tradizione d’incontri che, da vent’anni, si rinnovano puntualmente tre o quattro volte ogni anno in occasione delle tappe del nostro VG Roadshow. Dal 2006 al 2026, un lungo percorso scandito dal piacere di ritrovarsi, dalla condivisione e da quella cultura dell’ospitalità che continua a rendere ogni appuntamento un momento speciale.

Passione Acqui DOCG Passito 2021 – Bragagnolo Vini Passiti

Il momento dolce è stato accompagnato dal Passione Acqui DOCG Passito 2021 di Bragagnolo Vini Passiti, piccola realtà specializzata nella produzione di vini da appassimento nella Valle Bagnario di Strevi, nell’Alto Monferrato. La storia della famiglia Bragagnolo inizia negli anni Trenta con un contratto di mezzadria all’interno di un’azienda agricola allora a carattere misto: accanto alla cantina trovavano spazio boschi, cereali, gelsi destinati ai bachi da seta, ciliegi, foraggi e vigneti. La qualità raggiunta dai vini portò progressivamente la famiglia a concentrarsi sulla vite e, in particolare, sui passiti ottenuti dalle due grandi uve aromatiche del territorio: Moscato e Brachetto.

Passione è un vino raro anche per la particolare interpretazione del vitigno. Il Brachetto d’Acqui, conosciuto soprattutto nella sua versione rossa, aromatica e spumantizzata, viene qui lavorato in purezza attraverso l’appassimento. Le uve sono vendemmiate a mano e lasciate riposare per diverse settimane su graticci di legno in ambiente arieggiato. Al termine dell’appassimento vengono diraspate, pigiate e sottoposte a macerazione per estrarre colore e componenti aromatiche; seguono la fermentazione e un affinamento di almeno un anno in acciaio, completato da un ulteriore periodo in bottiglia.

Il risultato è un passito rosso rubino, luminoso e intensamente varietale. La rosa costituisce il tratto olfattivo più riconoscibile, affiancata da fragola, lampone, ciliegia matura, confettura di piccoli frutti e sottili suggestioni speziate. Al palato è dolce, denso e strutturato, ma conserva l’impronta aromatica del Brachetto e una sufficiente vivacità per evitare un finale statico o eccessivamente zuccherino.

L’abbinamento con la meringa, il mascarpone e le fragoline di bosco si è sviluppato principalmente per affinità: la componente fruttata del vino riprendeva fragole e piccoli frutti, mentre il profumo di rosa introduceva una dimensione floreale capace di alleggerire la ricchezza del mascarpone. Interessante anche l’accostamento ai cannoncini, nei quali la dolcezza della crema e la tostatura della sfoglia trovavano nel Brachetto passito una risposta più ampia, profumata e persistente.

Il finale dolce: il carrello immaginario della famiglia Cerea

La conclusione del pranzo non poteva che assumere il carattere di una festa.

Il nostro lievitato ha portato al tavolo profumi di burro, fermentazione e pasticceria italiana, con una trama soffice e fragrante pensata per essere condivisa.

Sono seguiti i celebri cannoncini, piccoli nella forma ma irresistibili nella sostanza: sfoglia friabile, caramellizzazione puntuale e crema alla vaniglia vellutata. Uno di quei dolci per i quali il concetto di “ultimo assaggio” viene rapidamente dimenticato.

La meringa con mascarpone e fragoline di bosco ha chiuso il percorso con un contrasto riuscito tra croccantezza, cremosità e acidità del frutto. Un dessert gioioso, colorato e goloso, perfettamente coerente con l’atmosfera della giornata.

Gran finale: Tanqueray Nº TEN e Fever-Tree Premium Indian Tonic Water

Il rituale conclusivo del VG Roadshow ha assunto la forma di un grande Gin Tonic preparato con Tanqueray Nº TEN e Fever-Tree Premium Indian Tonic Water, condiviso con gli ospiti e con la squadra del ristorante.

La storia di Tanqueray inizia nel 1830, quando Charles Tanqueray apre la propria distilleria nel quartiere londinese di Bloomsbury. Il fondatore lavorò a centinaia di prove prima di definire lo stile del suo London Dry Gin, basato sull’equilibrio tra ginepro, coriandolo, angelica e liquirizia. Quella cultura della sperimentazione sarebbe rimasta parte integrante del marchio, fino alla nascita, nel 2000, di Tanqueray Nº TEN, espressione concepita per il mondo dell’alta miscelazione.

Il servizio: giovani professionisti, formazione e sorrisi autentici

In un pranzo destinato a ventidue ospiti, la cucina rappresenta soltanto una parte dell’esperienza.

La differenza viene determinata dalla sala: dai tempi, dalla capacità di leggere il tavolo, dall’attenzione ai calici, dalla fluidità con cui vengono presentate e condivise le portate.

La squadra del DaV Cantalupa ha affrontato la giornata con sorprendente sicurezza. Giovani professionisti SEMPRE sorridenti, presenti ma mai invadenti, pronti a rispondere alle esigenze del gruppo senza trasformare il servizio in un esercizio di formalismo.

Abbiamo percepito organizzazione, preparazione e, soprattutto, orgoglio di appartenenza.

Il sorriso, quando è accompagnato dalla competenza, diventa uno degli strumenti più potenti dell’ospitalità. Accorcia le distanze, mette a proprio agio e rende memorabile anche il più piccolo gesto.

La nostra valutazione del DaV Cantalupa

DaV Cantalupa è un progetto riuscito perché non prova a imitare il ristorante tristellato di famiglia in una versione semplificata.

Possiede una propria identità.

La cucina conserva la precisione, la generosità e la cultura della materia prima tipiche di Da Vittorio, ma si esprime attraverso un formato più libero: piatti al centro, pizza, griglia, pescato, grandi classici e una pasticceria capace di trasformare ogni finale in una celebrazione.

L’ambiente è scenografico senza risultare freddo. Il servizio è giovane, ma sostenuto da una formazione evidente. L’offerta è trasversale, ma non scende mai a compromessi con la qualità.

Soprattutto, DaV Cantalupa comprende un principio che molti ristoranti contemporanei sembrano aver dimenticato: il cliente non deve sentirsi spettatore di una performance gastronomica, ma protagonista di un momento piacevole.

La cucina può essere tecnicamente alta e, allo stesso tempo, divertente. Il servizio può essere rigoroso e sorridente. Il lusso può rinunciare all’ostentazione e manifestarsi attraverso il comfort, la generosità e la cura.

Per il nostro VG Roadshow è stata una tappa particolarmente felice: ventidue associati, una sola grande tavola e quella rara sensazione di essere accolti non soltanto in un ristorante, ma all’interno di una casa.

Una casa contemporanea, luminosa e bellissima, nella quale lo stile Da Vittorio continua a evolversi senza dimenticare le proprie radici.

DaV Cantalupa: informazioni e contatti

DaV Cantalupa – DaV by Da Vittorio
Via Cantalupa 17
24060 Brusaporto, Bergamo

Telefono: +39 035 0591621
E-mail: davcantalupa@davittorio.com

Orari: dal mercoledì alla domenica, dalle 12:30 alle 14:30 e dalle 19:30 alle 22:30.